È stato pubblicato in gazzetta ufficiale, il giorno 4 ottobre 2021, il secondo dei 3 decreti che andranno a riformare il DM 10 marzo 1998. Il Decreto denominato “Decreto GSA” tratta gli aspetti relativi alla gestione della sicurezza antincendio in azienda; in particolare:

  • gestione del piano di emergenza in azienda;
  • designazione e nomina degli addetti antincendio e gestione delle emergenze;
  • formazione ed informazione degli addetti antincendio e dei lavoratori in genere in ambito antincendio;
  • idoneità tecnica degli addetti al servizio antincendio:
  • nuovi requisiti dei docenti formatori dei corsi antincendio;

Tale Decreto entrerà in vigore a partire dal 4 ottobre 2022.

 

Le principali novità, rispetto a quanto era previsto dal DM 10/03/1998, consistono in:

CAMPO DI APPLICAZIONE DEL PIANO DI EMERGENZA

  • la redazione del piano di emergenza diventa obbligatoria oltre che per le aziende con almeno dieci lavoratori anche per i luoghi di lavoro aperti al pubblico caratterizzati dalla presenza contemporanea di più di cinquanta persone, indipendentemente dal numero dei lavoratori;
  • per i luoghi di lavoro con meno di 10 lavoratori e presenza contemporanea di più di 50 persone potranno essere redatte delle misure semplificate per la gestione delle emergenze consistenti in indicazioni schematiche e planimetrie di emergenza;
  • viene specificato che per i cantieri temporanei e mobili (titolo IV del D.lgs. 81/08) il decreto si applica limitatamente alla nomina degli addetti antincendio e gestione delle emergenze;

 

FORMAZIONE ADDETTI ANTINCENDIO

  • l’aggiornamento degli addetti è stato fissato con frequenza almeno quinquennale dalla data di svolgimento dell’ultimo corso e diverrà obbligatoria dalla data di entra in vigore del decreto;
  • chi alla data di entrata in vigore avrà il corso di formazione o aggiornamento antincendio scaduto da più di 5 anni avrà un anno di tempo per effettuare l’aggiornamento sennò dovrà ripetere l’intero corso;
  • sono stati aggiornati i contenuti dei corsi antincendio per tutti i rischi, in particolare si evidenzia che ora sono state rese obbligatorie le esercitazioni pratiche con uso di estintori portatili anche per il rischio basso (corso di tipo 1);
  • viene riconosciuta la possibilità di effettuare la parte teorica della formazione con modalità FAD (formazione a distanza);

 

CLASSIFICAZIONE DEL LIVELLO DI RISCHIO INCENDIO

La logica del precedente DM 10 marzo 1998 essenzialmente è rimasta la stessa come descritta nel ns. precedente articolo sulla classificazione del rischio incendio. Sono presenti delle modifiche per le attività di livello 3 (rischio alto) a cui sono stai aggiunti gli stabilimenti soggetti alla Direttiva Seveso III e gli stabilimenti ed impianti che effettuano stoccaggio di rifiuti.

La una nuova terminologia per individuare i 3 livelli di rischio sarà la seguente:

  • attività di livello 1 >>> rischio basso

Rientrano in tale categoria di attività quelle non presenti nelle fattispecie indicate ai punti successivi e dove, in generale, le sostanze presenti e le condizioni di esercizio offrono scarsa possibilità di sviluppo di focolai e ove non sussistono probabilità di propagazione delle fiamme.

  • attività di livello 2 >>> rischio medio

Rientrano:

  1. luoghi di lavoro compresi nell’allegato I al decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, con esclusione delle attività di livello 3;
  2. i cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente all’aperto.
  • attività di livello 3 >>> rischio alto

Rientrano almeno le seguenti attività, ma ricordiamo che il datore di lavoro può comunque definire secondo la valutazione del rischio incendi di rientrare in questa fattispecie:

  1. stabilimenti di “soglia inferiore” e di “soglia superiore” come definiti all’articolo 3, comma 1, lettere b) e c) del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105;
  2. fabbriche e depositi di esplosivi;
  3. centrali termoelettriche;
  4. impianti di estrazione di oli minerali e gas combustibili;
  5. impianti e laboratori nucleari;
  6. depositi al chiuso di materiali combustibili aventi superficie superiore a 20.000 m2;
  7. attività commerciali ed espositive con superficie aperta al pubblico superiore a 10.000 m2;
  8. aerostazioni, stazioni ferroviarie, stazioni marittime con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 m2; metropolitane in tutto o in parte sotterranee;
  9. interporti con superficie superiore a 20.000 m2;
  10. alberghi con oltre 200 posti letto;
  11. strutture sanitarie che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero o residenziale a ciclo continuativo o diurno; case di riposo per anziani;
  12. scuole di ogni ordine e grado con oltre 1.000 persone presenti;
  13. uffici con oltre 1.000 persone presenti;
  14. cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50 metri;
  15. cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi;
  16. stabilimenti ed impianti che effettuano stoccaggio di rifiuti, ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera aa) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché operazioni di trattamento di rifiuti, ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera s) del medesimo decreto legislativo; sono esclusi i rifiuti inerti come definiti dall’articolo 2, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36.

 

Questo Decreto è stato preceduto da un altro denominato “Decreto Controlli” che ha definito i criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio.

Seguirà l’ultimo dei 3 decreti che sarà denominato “Decreto Minicodice” che andrà invece a ridefinire i criteri generali di prevenzione incendi per i luoghi di lavoro a basso rischio (attività di livello 1) secondo una logica simile a quella del nuovo Codice di Prevenzione Incendi (DM 3 agosto 2015 e smi)

 

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