LEGIONELLA: COS’E’ E COME FARE PREVENZIONE

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LEGIONELLA: COS’E’ E COME FARE PREVENZIONE

Nei giorni scorsi sembra essersi ripresentata una vera e propria “emergenza legionella”, di cui tutti i media hanno parlato riportando la notizia di tre morti a Bresso, nel milanese, contagiati dal batterio.

La procura di Milano sta indagando, supportata da campionamenti biologici effettuati negli ambienti pubblici e nelle abitazioni private delle vittime, per verificare la reale presenza di colonie batteriche nei punti terminali degli impianti idrici.

Ma cos’è e come si sviluppa il batterio della legionella? Quanto è probabile il contagio? E come fare un’adeguata prevenzione negli ambienti lavorativi e domestici?

 

LEGIONELLA: COS’E’ E QUALI SONO GLI EFFETTI SULL’UOMO

Iniziamo col dire che la legionella è un batterio molto comune, di cui sono state identificate ben 40 specie. Il suo nome deriva dell’epidemia acuta che nel 1976 colpì un gruppo di veterani dell’American Legion riuniti in un albergo di Filadelfia, causando ben 34 morti su 221 contagiati.

La specie più pericolosa, a cui sono stati collegati circa il 90% dei casi di legionellosi, è la Legionella Pneumophila, che può causare nell’uomo due differenti quadri clinici: la febbre di Pontiac e la malattia del legionario. La prima si manifesta con una sensazione di malessere generale, accompagnata da cefalee e febbre, dopo un periodo di incubazione di 24/48 ore. La seconda ha invece effetti molto più gravi: dopo un periodo di incubazione di 5/6 giorni si possono manifestare, oltre a malessere, cefalee e tosse, anche sintomi gastrointestinali, neurologici e cardiaci, che portano a riconoscere questa tipologia di polmonite dalle altre forme atipiche o batteriche di polmonite.

 

SVILUPPO, TRASMISSIONE E CONTAGIO

Il batterio della legionella si sviluppa negli ambienti acquatici naturali e artificiali: si riscontra nelle sorgenti, comprese quelle termali, nei fiumi, laghi, terreni. Da questi ambienti il batterio raggiunge gli impianti idrici cittadini e degli edifici, stazionando e sviluppandosi nei serbatoi, tubature, fontane e piscine. Le condizioni più favorevoli alla sua proliferazione sono:

  • temperatura dell’acqua compresa tra i 20°C e i 50°C;
  • tubazioni con flusso di acqua minimo o assente (tubazioni stagnanti);
  • presenza di incrostazioni o sedimenti;
  • presenza di impianti datati e di grandi dimensioni

Con queste premesse è facile capire quali siano le zone critiche per la proliferazione di questo batterio: tubazioni di case poco utilizzate o chiuse da tempo, serbatoi di accumulo, soffioni della doccia, vasche e piscine idromassaggio, fontane decorative. Oltre all’impianto idrico va anche considerato l’impianto di condizionamento dell’aria, che presentano o producono acqua.

L’uomo contrae l’infezione mediante aerosol, cioè inalando piccole goccioline contaminate da una sufficiente quantità di batteri: a contatto con i polmoni questi batteri possono provocare la legionellosi. Il rischio è quindi tanto maggiore quanto maggiore è la possibilità di inalazione di aerosol, quindi ad esempio in ambiente domestico il punto più critico è caratterizzato dalle docce.

Non sempre però l’esposizione a legionella causa problematiche di salute: nei soggetti con sufficienti difese immunitarie c’è scarsa probabilità di manifestazione della patologia, poiché l’organismo riesce efficacemente a contrastare l’azione del batterio. I fattori principali che aumentano il manifestarsi della legionellosi sono:

  • età avanzata
  • fumo
  • immunodeficienza
  • patologie cronico-degenerative.

Da questo si spiega come la maggior parte delle vittime abbia un’età superiore ai 75 anni.

 

COME FARE PREVENZIONE

Di seguito si elencano alcuni accorgimenti per ridurre la possibilità di proliferazione del batterio negli ambienti di vita:

  1. PULIRE I TERMINALI DELL’IMPIANTO IDRICO: è consigliabile pulire frequentemente i filtri e le parti terminali dei lavandini e soprattutto dei soffioni delle docce. Periodicamente è necessario provvedere ad una disincrostazione con anticalcare e ad una successiva disinfezione mediante ammollo in soluzione a base di cloro (candeggina).
  2. UTILIZZARE TUTTO L’IMPIANTO: per evitare pericolosi ristagni è buona abitudine utilizzare tutti gli erogatori con una certa frequenza, facendo scorrere l’acqua per qualche minuto prima di utilizzarla nel caso in cui il terminale sia stato inutilizzato per un certo periodo.
  3.  TEMPERATURE: un modo efficace per assicurare l’assenza di legionella è quello di mantenere l’acqua a temperature al di fuori del range di proliferazione (20-50°C). Mentre per l’acqua fredda sanitaria risulta difficile controllare la temperatura di stoccaggio, per l’acqua calda è sufficiente impostare la temperatura della caldaia o di eventuali serbatoi di accumulo (boiler) ad una temperatura superiore ai 55°C.
  4. CONTROLLO DELLA CARICA BATTERICA: una semplice analisi di laboratorio permette di conoscere la presenza e concentrazione di legionella nell’acqua: a seguito degli esiti dei campionamenti, ove si riscontrasse la presenza di colonie batteriche, si potrà procedere con degli interventi di disinfezione, effettuati con diverse tecniche a seconda della tipologia e destinazione d’uso dell’impianto.

 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Le aziende, che rientrano nel campo di applicazione del D.Lgs. 81/08, devono valutare il rischio specifico all’interno della valutazione del rischio biologico, secondo quanto prescritto dalle “Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi”, provvedendo ad un’attenta analisi dei maggiori elementi di rischio e ad una predisposizione di un piano di manutenzione e monitoraggio periodico.

 

 

Leggi RaiNews: “Terzo morto di legionella, altri 4 casi di contagio a Milano. Indagine Procura, prelevati campioni”

Leggi  “Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi”

 

By | 2018-07-27T11:57:31+00:00 27 luglio, 2018|News|0 Commenti

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